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Akai MPC Key 61 – Unboxing + quick test

di Michele Di Mauro

Cosa accade se ad un MPC controller, strumento per lo più indirizzato all’attività live del deejay, Akai decide di farvi spuntare una tastiera?
In Synth Cloud se lo sono chiesto e l’amico Daniele ha deciso di indagare.

L’aspetto, si rinviene dall’unboxing (si, la pratica di scartocciare un oggetto creando una certa aspettativa…), è solido e lo strumento appare solido e ben costruito.
Se vogliamo dirla tutta, il controller non appartiene al novero delle idee prima impensate, anzi, qualcosa in tal senso era già stato prodotto.
Un però avvolge la questione, la tiene a sé come una nebbia autunnale, ma che si dirada piacevolmente quando si scoprono le potenzialità del mezzo tastato.
Se precedentemente alcune case produttrici avevano deciso di fondere i due mondi, lo avevano fatto conferendo un imprinting molto secco ed orientato a far emergere suoni e sistema del marchio stesso; Akai, a differenza, ha proposto un oggetto che fa della validità a tutto tondo la sua arma vincente: non essendo legata a logiche specifiche di brand, la macchina si discosta ed innova, propone la virtualizzazione dei suoni completa ed in ciò risiede la potenzialità più importante, essere – tecnicamente, eh… -aggiornabile all’infinito.

I suoni convincono, avvolgono e sono ben bilanciati, l’approccio ai tasti (semipesati) è intuitivo e gradevole, non mancano sequencer ed ulteriori ausili, ma quel che intriga è la qualità del software, l’ideale progresso in questo campo.

Potremmo agevolmente sorvolare sulla sezione del video nella quale il taglierino pareva esser guidato verso l’asportazione di una porzione di falange, per dedicarci alla ampiezza, all’estensione timbrica degli arpeggiatori dimostrati e virare verso i più classici toni pianistici che arcuano il sopracciglio ammiccando alle più godibili atmosfere da Blue Note, dove veder comparire un Frank Drebin è un’opzione non di poco momento.

Il segno positivo si imprime anche sulle armonie che vivono di temi sonori più moderni, attestando ulteriormente l’impressione da pollice recto.
Il display (touchscreen) risulta chiaro, la dotazione tra ingressi microfonici, jack, uscite e slot per memorie SD è ricca, da workstation pronta farsi portare in giro (neppure il peso è eccessivo, attestandosi poco oltre gli otto chili).
Innovazione, unicità, qualità. una nuova apertura sulla scacchiera del futuro della tastiera è stata operata, resta da capire se questa verrà recepita con piglio convinto dall’utenza.

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