In un panorama saturo di recensioni veloci e contenuti guidati dall’hype, DKS Synth Lab rappresenta un approccio diverso: mettere il suono al centro, senza mediazioni inutili.
Per approfondire visione, metodo e rapporto con la sintesi, abbiamo raccolto una serie di domande dirette, pensate per chi lavora quotidianamente con strumenti elettronici e ascolta in modo critico.
Ne nasce un dialogo essenziale con Daniele Chierichetti, tastierista, compositore e sound designer italiano che crea contenuti legati alla musica elettronica e ai sintetizzatori.
1) Vorrei partire dalla bella novità all’interno del tuo studio di cui ci parli all’inizio del tuo video: gli Studio Monitors Adam A4v. Puoi dirci qualcosa in più su questo prodotto?
Una delle novità di quest’anno sono si le ADAM Audio A4v, ho avuto il piacere di iniziare a collaborare con Adam durante questi ultimi mesi del 2025 e devo dire che pur essendo il modello più piccolo della serie A ha comunque tutto il necessario per le mie necessità e si adattano perfettamente alle dimensioni del mio studio che è di 11 mq.
Sono monitor davvero lineari e consiglio assolutamente a tutti i tastieristi di non sottovalutare il lato studio monitors, perché spesso si tende ad avere migliaia di euro di strumentazione e poi ci si riduce ad ascoltare questi strumenti tramite casse di bassa qualità, perdendo un po’ il senso e il valore della macchina su cui si sta lavorando.
Consiglio uno studio monitor piuttosto con cono di dimensioni minori ma che abbia una resa lineare e fedele il più possibile.
Ad inizio 2026 arriverà sul canale DKS Synth Lab la recensione di questi studio monitors e parlerò del loro utilizzo con i synth.
2) Il tuo studio trasmette un colpo d’occhio davvero notevole a livello estetico – organizzativo. Vorrei soffermarmi su questo punto: come controlli praticamente un numero così ampio di macchine?
Per quanto riguarda il lato organizzativo dello studio bisogna partire dal presupposto che sono abbastanza fissato con l’ordine e di conseguenza anche in studio ogni cosa deve avere il suo posto e, oltre ad essere funzionale per essere suonato, ci deve essere anche un lato estetico che è appagante già solo guardandolo.
Quando entro nel mio studio voglio che l’atmosfera generale sia di un certo tipo e mi invogli a rimanere in quella stanza per suonare e registrare.
Tutta la strumentazione è posizionata in 4 aree divise tra stand e scrivania, ma tutto quello che è presente nello studio è collegato in audio: ho 24 canali audio in simultanea e altri 6 stereo aggiuntivi tramite Franklin Audio SS-6 MK2 che è collegato a uno degli altri 24 input.
Per quanto riguarda il lato Midi, non tutto è collegato ma solo alcune macchine che poi vengono gestite tramite Lab4Music Sipario X che si trova sulla mia scrivania; in questo modo posso utilizzare vari strumenti sfruttando le due tastiere (solitamente 61 e 88 tasti) che ho posizionate sulla scrivania (Zaor Studio Furniture Miza M Flex)
3) Il tuo canale è attivo da tanti anni e hai avuto la possibilità di recensire numerosi modelli di synth: come si sta evolvendo la produzione? Un ritorno all’analogico? Un utilizzo massivo di vst? In che direzione stiamo andando?
Il canale è attivo dal 2016 e l’anno prossimo sarà l’anniversario dei 10 anni, (magari ci sarà modo di creare un qualche Giveaway per festeggiare durante l’anno!).
In questi 9 anni ho testato tanti strumenti, la maggior parte di quelli nuovi in produzione ma anche diversi “vintage”. Sicuramente dal 2020 c’è stato un ritorno più intenso all’analogico; tra il 2015 al 2020 stava già ritornando ma in maniera meno impattante.
Ad oggi per fortuna la situazione è abbastanza equilibrata e sul mercato c’è una scelta praticamente infinita, ci sono tantissimi VST ottimi e ci sono tanti analogici sia economici che costosi; e questo permette a tanti utenti di avvicinarsi all’analogico. Il bello è che questi mondi adesso coesistono perfettamente e la cosa migliore è appunto sfruttare il meglio di entrambi i mondi. Io personalmente ho tantissimi VST in studio (Arturia V Collection, NI Komplete Ultimate, U-He Zebra, Pianoteq per citarne solo alcuni…) e questi comunque vengono utilizzati insieme a tutto l’hardware. Personalmente se posso lavorare con l’hardware (digitale o analogico che sia) lo preferisco per una questione di workflow e di interazione con lo strumento: è sempre meglio poter smanettare su un qualcosa di tangibile piuttosto che su uno schermo con un mouse. A volte però la soluzione più rapida o che ti permette di raggiungere un risultato migliore (ad esempio con dei suoni orchestrali) è tramite il mondo dei VST. Si tratta, alla fine, di raggiungere il risultato migliore nel modo ideale.
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4) Quali sono, all’interno del tuo studio, le tre macchine a cui non rinunceresti mai?
Terrei tre strumenti che possono coesistere: una macchina per fare bene o male di tutto, che sia molto versatile sia in studio che per live; una 88 tasti pesata per parti pianistiche e un analogico polifonico per dare quel qualcosa di più che manca al digitale.
Queste macchine ad oggi sono: Yamaha Montage M6, Yamaha YC88 e Moog Muse.
5) Ci daresti un’anteprima di una recensione prevista per il 2026?
Non ho modo di anticipare nulla, ma il video che sicuramente aspetto è quello dello studio tour 2026 che sarà online a fine anno. Nel frattempo però si può vedere quello del 2025 che è appena stato pubblicato ed è un video di quasi 1 ora che permette di vedere e sentire le varie macchine presenti attualmente in studio