Il racconto del live di A Future Tribe, il progetto di 2030 e CEM3340, durante ADE 2026 ad Amsterdam.
Venerdì 23 ottobre il Q-Factory di Amsterdam ha ospitato Four Decades of Detroit Techno, la serata organizzata da Elypsia e Metroplex nell’ambito di Amsterdam Dance Event (ADE) 2026. Tra i protagonisti c’erano anche 2030 e CEM3340, insieme come A Future Tribe. A pochi giorni di distanza, abbiamo chiesto a 2030 di raccontarci com’è andata.
Com’è andata ad ADE 2026?
Siamo usciti dal Q-Factory contenti, e per spiegare perché devo partire da dove eravamo. Il programma riuniva nomi che hanno scritto la storia di questa musica, come Juan Atkins, Octave One, Kenny Larkin, Scan 7 e Terrence Dixon, accanto ad artisti che oggi ne portano avanti lo spirito, come Acida Dominga e Alinka. La serata era presentata da Elypsia e da Metroplex, la stessa etichetta su cui è uscito il nostro EP Machines Awake, e trovarci lì come A Future Tribe aveva un significato preciso. In un contesto così ti ricordi da dove arriva quello che fai, e capisci che l’unico modo di rispettarlo è restare onesto con il tuo suono invece di imitare quello degli altri.

Il set di A Future Tribe
Abbiamo suonato insieme, io e Christian, che molti conoscono come CEM3340. Tra i brani che hanno funzionato meglio ci sono stati Black Tribe e Future Tribe. Quest’ultimo dà il nome al progetto ed è un omaggio alla scena di Detroit techno, ed è stato anche l’ultimo brano del set. Portarlo proprio in quella serata, davanti a quelle persone, aveva per noi un valore che va oltre la riuscita del pezzo. Il finale è un assolo di Wavestate con degli archi che ricordano il suono tipico del genere, e quando è arrivato la reazione è stata ottima. Di questo siamo soddisfatti.
Su Christian voglio dire una cosa, perché in un live a due si nota. È chirurgico e preciso in tutta l’esecuzione, dall’inizio alla fine del set. È una qualità che si apprezza ancora di più quando si suona dal vivo e non c’è modo di tornare indietro: ti permette di concentrarti sul suono, sapendo che dall’altra parte tutto è al suo posto.

Le macchine del live
Il live ruotava attorno a una catena essenziale: un Akai MPC Live I, una Roland 808, un filtro con saturazione, un mixer Midas, un Korg Wavestate e una tastiera M-Audio Oxygen Pro 49. Io mi occupavo del Wavestate. Per gli arpeggi lavoravo in modalità wave sequencing, con il wave motion, mentre per gli archi e i synth passavo alla modalità program standard. Durante il set intervenivo in tempo reale sul filtro e sulle lane, in modo che i suoni continuassero a evolvere mentre il brano andava avanti. Come dicevo nell’intervista pubblicata da SynthCloud prima della serata, in live non puoi permetterti di perderti tra i sottomenu: ti servono controlli immediati, e il modo in cui ho impostato il Wavestate va in quella direzione.
Il suono in sala e il pubblico
L’impianto audio era buono e si è comportato bene per tutta la serata, che quando si suona un live di sintetizzatori è una cosa che si apprezza molto. Nell’intervista dicevo che il Q-Factory mi sembrava il posto giusto per capire come i brani funzionano su un sistema di livello davanti a un pubblico attento ai dettagli. Da quel punto di vista è andata bene.
Il pubblico ha reagito benissimo a tutto il live, non soltanto a un brano in particolare. Su Future Tribe, l’ultimo pezzo, siamo stati apprezzati in modo particolare, e per noi è la conferma più bella perché è il brano che dà il nome al progetto.
Dopo il set: Scan 7, Octave One e Juan Atkins
Quando la musica si è fermata è iniziata la parte che mi porto dietro più a lungo. Scendere dal palco e incontrare Scan 7 e Octave One, due nomi che per me sono legati ai dischi con cui sono cresciuto, è stato un onore. Ricevere da loro dei complimenti per il nostro live è una cosa che faccio ancora fatica a raccontare senza sembrare esagerato, quindi dico semplicemente che ci ha fatto molto piacere.
Poi c’è Juan Atkins, una fonte di ispirazione profonda, per me e per il progetto. Per noi c’è anche un filo concreto, perché è sulla sua etichetta, Metroplex, che è uscito Machines Awake. Conoscerlo di persona, nella serata che celebrava quarant’anni di una musica nata anche grazie a lui, mi ha lasciato soprattutto gratitudine.
South Side LP e il futuro di A Future Tribe
South Side LP, il nuovo album di A Future Tribe in uscita su Elypsia, ha avuto in questa serata il suo primo banco di prova dal vivo. Sul progetto abbiamo grandi idee e cose per il futuro, e il filo che ci guida è fare musica che duri nel tempo, non soltanto nel breve periodo. Lo dico con molta cautela, perché non pretendiamo di sapere cosa significhi davvero fare qualcosa di “senza tempo”. Non esiste una formula, e quel giudizio spetta al tempo e a chi ascolta, non a chi la musica la fa. Per noi è più una direzione che una promessa: scegliere suoni e idee cercando di non inseguire ciò che passa, e poi lasciare che sia il tempo a dire com’è andata.

Dove ascoltarci
Chi vuole ascoltarci può partire da Machines Awake, il nostro EP su Metroplex, e seguire l’uscita del nuovo album su Elypsia. Per capire meglio il lavoro sul suono dietro il live, l’intervista pubblicata da SynthCloud prima dell’evento racconta molto del metodo, e le mie librerie di sound design su SynthCloud sono il posto giusto per esplorarlo.