In questa intervista esclusiva, Alex Di Donna, Team Leader di Synthonia / Synthcloud, incontra Dan Stesco, uno dei programmatori e sound designer più influenti dell’universo Korg. Conosciuto per i suoi celebri sound pack dedicati a workstation come Korg Kronos, Nautilus e Krome, Dan ha contribuito negli anni a definire un’estetica sonora riconoscibile, fatta di profondità, calore e grande musicalità.
Ecco cosa ci ha raccontato.

Q1. Dan, che cosa succede davvero “dietro le quinte” del sound design?
Quando creo un suono, inizio sempre dall’idea che nulla debba essere casuale. Ogni campione, ogni loop, ogni articolazione nasce da un lavoro minuzioso. Non utilizzo scorciatoie o automazioni estreme: preferisco costruire tutto in modo artigianale.
Il mio obiettivo è ottenere un suono che sia vivo, dinamico e con un carattere definito. Spesso ci sono giorni interi di test, rifiniture, layering e micro-variazioni che l’utente finale non vede… ma che sente.
Q2. Qual è la tua visione artistica dietro l’ultimo sound pack e quali sfide hai affrontato?
Ho voluto recuperare il comportamento naturale dei sintetizzatori analogici, soprattutto quelli basati su VCO. Le loro fluttuazioni casuali e la loro instabilità controllata sono ciò che dà vita al suono.
Ho registrato campioni a 24 bit / 48 kHz da strumenti analogici reali, mantenendo la loro naturale “imperfezione”. La sfida maggiore è stata integrare questa organicità nel workflow digitale delle workstation Korg, senza perdere carattere.
Inoltre ho mappato tutti i controlli, Drum Track e scene Karma secondo gli standard ufficiali Korg, così da garantire piena compatibilità.

Q3. Come mantieni coerenza sonora pur creando palette molto diverse?
Molto dipende dal materiale di base. Per molti dei miei pack uso campioni dell’Oberheim OB-X, un synth che ha un carattere fortissimo e un filtro ricco e brillante.
Sulle macchine come Kronos e Nautilus posso simulare un comportamento simile a un unisono con più VCO virtuali. Questo mi consente di ottenere suoni enormi ma coerenti, così che anche patch molto diverse tra loro possano comunque “appartenere” allo stesso universo sonoro.
Q4. Come gestisci progetti complessi senza perdere la tua identità artistica?
Cerco sempre un equilibrio. Alcuni miei progetti sono molto “di nicchia”, come quelli ispirati a Vangelis o Jarre, quindi devono rispettare un’estetica precisa.
In altri casi devo mantenere flessibilità per generi diversi. E poi ci sono le Combi che funzionano solo in specifiche tonalità: questo richiede una programmazione molto precisa perché split, sequenze e modulazioni si incastrino perfettamente.
La chiave è non perdere mai la visione iniziale, anche quando il progetto è tecnicamente complicato.

Q5. Quanto ha influito la tua esperienza live sul tuo modo di programmare suoni?
Moltissimo. Sono cresciuto suonando dal vivo — rock, pop, fusion e persino situazioni televisive. Sul palco capisci quanto una tastiera ben programmata possa cambiare tutto.
Creo sempre lead molto espressivi perché voglio che chiunque possa tirare fuori grandi performance anche con poche note e un buon uso del joystick.
Quando preparo setup per altri musicisti, penso molto alla praticità: layer, transizioni, pad armonici, loop, wave-sequencing… tutto deve essere suonabile con due mani, senza complicazioni.
Q6. Come è nata la tua passione per il sound design?
Da bambino registravo qualsiasi cosa: una radio a onde corte, una macchina da cucire, un pianoforte scordato che usavo come effetto riverbero naturale…
Rallentavo i nastri e creavo suoni che oggi definiremmo “campionati”. Poi ho scoperto Jean-Michel Jarre e mi si è aperto un mondo.
Al liceo ho iniziato a programmare davvero, grazie al mio primo Korg Poly-800. Da lì ho capito che la mia strada era questa: costruire universi sonori.

Q7. Qual è la tua missione finale come sound designer?
Voglio che i miei suoni ispirino.
Che siano vivi, organici, con un’identità forte, ma anche versatili abbastanza da diventare qualcosa di personale nelle mani di un musicista.
Se qualcuno mi dicesse: “Ho composto questo brano perché un tuo suono mi ha acceso un’idea”… per me sarebbe il massimo.
Concludendo questa intensa e affascinante conversazione, voglio lasciare una frase che rappresenta alla perfezione lo spirito di Dan: “Un grande sound designer non crea solo suoni… crea possibilità.”
Ringrazio di cuore Dan Stesco per la disponibilità, la profondità delle risposte e la sua continua capacità di ispirare chiunque si avvicini al mondo della sintesi sonora.
E per chi ci segue: questa è solo la prima di una serie di interviste dedicate ai protagonisti del sound design.
Il viaggio è appena iniziato — e sarà ricco di nuove visioni, idee e storie tutte da scoprire.
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