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Kawai MP8II by MeX

di Michele Di Mauro

L’alcantara avvolge, si, ma alza il pelo e non è tra i tessuti più resistenti, così pure la pelle, per carità, sempre di grande effetto, ma si riga. Cosa scegliere allora? Il velluto è una buona idea. E’ vintage, fa vecchio stile, ma si inserisce bene e dura nel tempo.
L’MP8II è proprio questo, una dormeuse in velluto (ne ha il peso, se non le fattezze) di bell’aspetto e dalla contenutistica sontuosa, rapportata al suo tempo.
Il piano dà un’impressione di robustezza, di affidabilità, pare strizzi l’occhio a chi lo utilizza confidandogli che non avrà sorprese sgradite, sembra mettersi in comunicazione con il musicista in maniera chiara e precisa, l’interfaccia non crea difficoltà, tutto è studiato per rispondere bene ed assicurare una buona performance.
Il caro Enzo sin dalle prime battute del video traccia le coordinate del prodotto e ne segna i confini, lo strumento è un ottimo compagno di musica, sebbene i quindi anni dalla release date abbiano reso antiquati i campionamenti.
Un limite, certo, al giorno d’oggi sono sul mercato macchine che propongono preset dal dettaglio maggiore, dai toni più articolati e suoni più strutturati, ma non tale da rendere il Kawai in prova un oggetto sorpassato.
A Casa Synth Cloud, cito il Nostro, si tende ad andare oltre alla evoluzione fine a sé stessa, preferendo un approccio più concreto, uno strumento può mantenere un suo comparto di utilizzo pur non essendo in possesso delle ultime caratteristiche sul mercato. Nel caso di specie, la timbrica precisa, la bontà di base dei suoni ed il feeling generale, scortano in sicurezza l’MP88II ai giorni nostri senza che l’età si renda impietosa, assicurandone un uso preferenziale rispetto ad altri elementi dai tasti rettangolari.
Un passaggio importante lo sottolinea il buon MeX quando pone l’accento sulla differenza tra nota singola – circostanza che se a livello dinamico dimostra come il velluto sia ancora in buono stato di conservazione, altrettanto non fa a livello di campionamento, che dichiara la provenienza da un’epoca diversa – e sequenza di accordi, momento in cui le nuance emergono bene e ogni struttura di accompagnamento rimane definita e riconoscibile.
Personalmente, scorgo tra le note di Enzo un’apprezzabile dose di suoni da colonna sonora da commedia agrodolce, una di quelle scene nelle quali il protagonista si trova a pensare, a rivedere scelte e meditare, momento della pellicola in cui la musica deve accompagnare lo spettatore verso il mood che si vuole condividere, inserirlo nella porzione filmica. All’orecchio di chi scrive questo funziona ed altrettanto avere i piano Kawai, così i pad stendono bene il tessuto sulla situazione e così anche gli Hammond.
In realtà questo non deve stupire, nelle intenzioni di Kawai la serie MP doveva rappresentare un buon anello di congiunzione tra una tastiera ed un piano, riunire alcune caratteristiche in un unico imponente macchinario da musica.
Nella prospettiva appena richiamata, non pare strano convivano piano elettrici, synth (non dei più ricercati) e tecnologia, con tasti in legno e triplo pedale.
Un buon mezzo da avere nel proprio arsenale, dunque, dal prezzo non proibitivo sul mercato dell’usato e dalle qualità sonore certamente interessanti.

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